Iceland, this way ->

By monossido On settembre 8th, 2010

Questo post è stato pubblicato precedentemente sul mio blog, è stata una cosa improvvisa(ta) e ora lo riporto anche qua ;) .

Devo scrivere dell’Islanda, voglio scrivere dell’Islanda…! Fra qualche anno rimarranno solo le foto e i miei ricordi, sempre più flebili.

L’Islanda è da capire, puoi scoprire il lato turistico degli islandesi a Reykjavik e sbirciare la natura facendo il famoso Golden Circle a bordo di un’auto noleggiata.

Ma sai che ti perdi la vera ospitalità islandese.

Quella degli automobilisti che si fermano al primo pollice alzato che chiede autostop (anche se vengono dalla parte opposta e non possono caricarti in macchina!), gli stessi che non si limitano a lasciarti sulla strada, ma ti portano fino davanti al campeggio perdendo una buona mezz’ora del loro tempo, o che ogni volta che devono lasciarti in un posto che sanno che non conosci ti spiegano dov’è la fermata dell’autobus, il centro infrmazioni e la direzione per la prossima cittadina.

Quella che ci tiene a farti sapere come si mangiano da loro le patatine, con un miscuglio di spezie tipo sale, pepe e paprica e con la loro salsa, la Kokkteilsósa.

Quella del “The Great Fish Day” (Fiskidagur in islandese) a Dalvik, pesce a volontà (all you can eat) gratis! (purtroppo non ci siamo stati, ma in campeggio a Reykjavik delle signore distribuivano pesce gratis proprio quel giorno).

Quella del non dover chiedere indicazioni, basta che ti fai vedere un pò disorientato e vedrai che un islandese si fermerà e ti chiederà se hai bisogno di aiuto.

Quella del “You can stay in my garden” alle 5-6 di sabato mattina mentre eravamo diretti al campeggio zaini in spalla.

Quella del fermarsi a chiaccherare dai finestrini della macchina, sempre alle 5-6 di sabato mattina.

Quella del fare amicizia con 3/4 dei passeggeri dell’autobus che ti porta in mezzo alle montagne.

Poi sai che ti perdi la vera natura islandese.

In realtà bisognerebbe girare tutta l’isola per vedere tutta la natura, ma il trekking di Landmannalaugar a poco più di 100km da Reykjavik ne è l’esempio migliore.

La natura qui cambia spesso colori e conformazione, ma rimane sempre spoglia e inospitale tanto quanto spettacolare alla vista. Quando camminavo in quei posti sapevo di essere di passaggio, sapevo che tutti noi stavamo godendo di quei panorami solo momentaneamente, la natura lì non ci vuole.

Non parlo di una cima di una montagna dove basta scendere qualche centinaia di metri e già puoi coltivare, no, lì a distanza di qualche chilometro la natura era deserto multicolore. Anche il verde lì non rappresenta la vita, il muschio, che in alcune zone è presente abbondantemente, cresce di qualche centimetro in decenni.

Rimane solo l’acqua, fredda, proveniente dai ghiacci, a rappresentare la vita.

Tutto questo senso di natura inospitale con panorami spettacolari e unici è ancora più forte quando si percorre il sentiero che da Þórsmörk arriva a Skogar passando a 1100m fra il famoso ghiacciaio Eyjafjallajokull e il ghiaggiaio Mýrdalsjökull. Si parte dalla valle (abbastanza rigogliosa) di Þórsmörk, poi più si sale più il panorama si scurisce, distese di sabbia e rocce nere per ore.

Lì il morale iniziava a farmi brutti scherzi (testimone di ciò sono le poche foto), il sentiero era duro e pioveva, il panorama sempre nero e con il nulla attorno che non aiutava. La ricompensa poi è una tranquilla discesa a Skogar con vista oceano.

Questo post è stato concepito in pochi minuti, il risultato non so come sia :) . La cosa che mi ha fatto venire voglia di scrivere è stato aver rivisto le foto per fare una super-selezione da mettere sul mio account picasa. Se non le avete ancora viste e avete voglia di vedere più di una super-selezione andate su quasiarrivati.com.

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